Calvizie: il fototricogramma

Un esame molto interessante per la corretta diagnosi della calvizie è il fototricogramma.

Prima di spiegare come esso funziona, bisogna chiarire che non tutti i dermatologi proporranno ai propri pazienti questo esame diagnostico, in quanto esso fa parte di un tipo di diagnosi specialistica che viene riservata solitamente ad alcuni casi selezionati per gli studi universitari.

Diversamente dal tricogramma, questo esame è più sicuro ed attendibile ma non può essere definito come il più attendibile in assoluto proprio perché gli specialisti sono ancora in fase di sperimentazione.

 Come funziona il fototricogramma?

Come suggerisce la parola stessa - composta dal greco fòs, luce; tricòs, capello; gramma, studio - il fototricogramma è un esame in cui vengono effettuate delle fotografie su di un'area (di circa 1 centimetro quadrato di cuoio capelluto che è stato precedentemente rasato) e successivamente si contano i capelli presenti.

Dopo un arco di tempo di circa uno o due mesi l'esame viene nuovamente effettuato sulla stessa area dove saranno ricresciuti i capelli (quindi si considerano i capelli in fase anagen), e da essi si sottrae il numero di capelli in telogen.

E' un esame molto semplice ma anche questo poco significativo perché effettuato su un'area troppo poco estesa del cuoio capelluto: ad esso vanno quindi aggiunti o accostati ulteriori esami diagnostici al fine di avere una risposta sicura al problema.